FINALMENTE UNA GITA FUORI CITTÀ


Qui in Giappone, la situazione Corona-chan (come viene definito il virus infame da molte persone) sembra essere decisamente migliorata, tanto che è stato revocato lo stato d’emergenza in tutto il Paese. Sì, gli infettati ci sono ancora ancora (a Tokyo ne sbucano diverse decine ogni giorno e anche a Sendai ne è stato confermato uno), ma la vita può tornare in una condizione vicina alla normalità.

Grazie a questo miglioramento, anche l’emergenza nei luoghi pubblici, come ristoranti e università, è calata e le misure di sicurezza sono state ammorbidite (senza, però, rinunciare alla necessità di mascherine, disinfettanti e altre protezioni sacrosante).

E così, anche gli studenti universitari giapponesi bloccati nelle loro città possono accedere al dormitorio delle loro università e iniziare definitivamente il loro nuovo anno accademico. Finalmente ho avuto la conferma che l’ottavo coinquilino non era ancora arrivato, dopo aver visto finalmente uscire un ragazzo dalla camera davanti alla mia.

Grazie al cielo, pare una persona normale.


Un’altra bella notizia derivata dalla fine dell’emergenza riguarda la possibilità di fare dei viaggi fuori città, possibilmente senza allontanarsi troppo.

Temo che Tokyo e Kyoto non mi vedranno ancora per un po’, mentre Sapporo non s’ha da fare, né ora, né mai: succede sempre qualcosa che mi impedisce di andarci.

Io e i miei compagni connazionali abbiamo deciso di approfittarne, anche per sfuggire a settimane di continuo stress causa università e professori infami che se ne approfittano del nostro status “studenti a casa con lezioni online”.

Abbiamo deciso di visitare, tra sabato e lunedì, la città di Morioka, nella prefettura di Iwate, un pochino più a nord della prefettura di Miyagi, dove si trova Sendai.


Dopo un paio d’orette di autobus (abbastanza vuoto, per nostra somma gioia) e tante folli chiacchierate, siamo arrivati a destinazione.

Morioka è una città decisamente tranquilla e semplice. A parte un paio di santuari, non ci sono attrazioni degne di nota, ma è possibile passare dei bellissimi momenti in mezzo alla natura, tra fiumi, parchi e roseti.

Ci sono così tanti fiori che in alcuni momenti, mi sembrava di essere a Sanremo. Ci mancava solo Nilla Pizzi che cantava 「花をありがとう」(“Grazie dei fiori”).

A completare questo weekend votato al relax e all’aria fresca, un adorabile hotel a 4 stelle pagato pochissimo. Visto il prezzo, ero pronto a ogni fregatura…e invece no: siamo stati accolti da una marea di confort, a cominciare dal letto ipercomodo.

Erano giorni che non mi facevo una filata di sonno così indisturbata.

Per non parlare di pigiama-kimono, pantofole, servizi da bagno, tutto incluso senza dover pagare extra. Ho evitato di portarmi tante cose da casa.

Anzi, ci ho guadagnato un paio di pantofole usa e getta da usare in camera. Non mi sento minimamente un ladro, visto che è stato l’hotel a dire “pijatevele tranquillamente”.

Mai avrei pensato di soggiornare in un hotel a 4 stelle.


Inutile dire che siamo subito andati alla ricerca di posti in cui mangiare del buon cibo giapponese.

Dopo settimane di pasti umili e leggeri in casa, finalmente ho potuto dare sfogo alla mia ingordigia, cominciando con un bel pranzetto a base di “gyukatsu” (cotoletta panata di carne rossa).

Il pomeriggio è consistito in lunghe passeggiate, così da digerire la cotoletta.

Siamo riusciti a visitare un paio di santuari molto carini e immersi nella natura.

In uno di questi, abbiamo incontrato un gatto bellissimo, ma molto timido. La sua fantastica fotogenicità mi ha spinto a fargli una foto di cui andrò per sempre fiero.

Non vi sembra un quadro?

Tanto per cambiare, anche a Morioka sono stato viziato dai mercatini dell’usato, dove ho trovato a soli 100 yen (poco più di 1 euro) la versione in lingua originale di “A sud del confine, a ovest del sole” di Haruki Murakami.

A cena, invece, abbiamo cenato in un locale chiamato “Hanbei”, ovvero un izakaya stile anni ’50-60. Lì, abbiamo potuto vedere con i nostri occhi le misure di sicurezza più “severe”: sul nostro tavolo era presente un divisore di plexiglass. Se uno dei ragazzi avesse starnutito o sputacchiato, in preda a un attacco di “lamite” acuta, i ragazzi seduti alla parte opposta sarebbero stati protetti dal plexiglass.

Divisore scomodo a parte, abbiamo mangiato un sacco, per poi terminare la serata in riva al fiume, chiacchierando del più e del meno.

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