RISCOPRENDO…SOUL BLADE – Come tutto iniziò.


In attesa di giocare a “Soulcalibur VI”, ultimo capitolo della bellissima serie picchiaduro all’arma bianca, mi sono rimesso a giocare al primissimo capitolo sulla vecchia ma sempre utile PS2. Non sto parlando di “Soulcalibur”, ma di “Soul Blade”.

Nonostante “Soulcalibur” abbia stabilito definitivamente lo stile del franchise, “Soul Blade” ha rivoluzionato per primo il genere picchiaduro.


Corre l’anno 1584. Nove valorosi guerrieri provenienti da tutto il mondo partono alla ricerca dell’arma chiamata “Soul Edge”, reputata la più potente al mondo. I motivi che spingono i personaggi a cercare questa leggenda sono disparati. Tuttavia non sanno che la Soul Edge è maledetta e può rappresentare un pericolo non solo per il suo possessore, ma per tutti coloro intorno…


Sviluppato da Project Soul, pubblicato dalla Namco e uscito per la prima volta nel 1995, “Soul Blade” (in originale “Soul Edge”) è il capostipite della fortunata serie videoludica “Soulcalibur”.


I personaggi giocabili sono 11:

– Mitsurugi, un samurai alla continua ricerca di un avversario valoroso

– Taki, ninja e cacciatrice di demoni

– Hwang, guerriero con un forte senso di giustizia 

– Seong Mi-na, una giovane che vuole combattere, contro le aspettative di suo padre

– Voldo, braccio destro di un mercante italiano

– Rock, possente guerriero in cerca di vendetta

– Sophitia, una giovane mandata in missione dal dio greco Efesto

– Siegfried, un cavaliere impazzito dopo aver ucciso accidentalmente il padre

– Li Long, un assassino alla ricerca di chi gli ha portato via l’amore della sua vita

– Cervantes, un pirata, possessore della Soul Edge e sub boss

– SoulEdge (poi noto come Inferno), spaventoso spirito che rappresenta la spada maledetta e boss finale.

Usando dei codici, è possibile giocare nei panni del padre di Mi-na, Han-myeong.

Nonostante il cast sia scarno, ogni personaggio è unico sotto vari aspetti: stili di combattimento, personalità, design. Non c’è dubbio che nel tempo siano diventati delle vere e proprie icone del picchiaduro. Interessante anche come alcuni personaggi siano facilmente inquadrabili: Mitsurugi è un antieroe, Taki, Sophitia, Hwang, MI-na sono positivi, al contrario di Cervantes e Siegfried. Anche personaggi mossi da fini poco piacevoli (la vendetta) come Rock e Li Long hanno una storia che li rende eroi.

Cervantes e SoulEdge sono assolutamente spaventosi come boss, soprattutto lo spettro dell’arma maledetta: solo a sentire i suoi versi mi vengono i brividi ed è una sensazione che provo sin dal primo gameplay, risalente a più di 10 anni fa.

La caratterizzazione psicologica dei personaggi è più sviluppata delle aspettative. Non assistiamo a una rappresentazione di stereotipi, ma di lottatori umani con valori e difetti. 


La storia è molto presente, sia nella modalità arcade che in quella Edge Master. Nella prima si può vedere solo l’epilogo dell’avventura del personaggio giocato, mentre nella seconda si affronta la storia vera e propria attraverso vari capitoli. Come già detto, ogni guerriero ha una sua storia e un suo motivo per cercare la Soul Edge.

Interessante la presenza di diversi finali: ogni personaggio possiede sia un epilogo positivo che tragico. Se si riesce a premere i pulsanti giusti durante una scena particolare, si arriva al lieto fine (più o meno). Sennò…passerete il resto della giornata in depressione.

Trovare una storia come Cristo comanda in un picchiaduro è un miracolo. 

Grazie Project Soul.


Il gameplay è unico. Come genere, ricorda molto “Samurai Shodown”, visto che sono combattimenti all’arma bianca (mi pare siano usciti entrambi nello stesso periodo). Come in ogni esperienza di lotta, bisogna mandare k.o. l’avversario o avere più salute allo scadere del tempo. Un altro modo utilissimo (e divertente) per vincere è fare uscire il nemico dal ring, come in “Virtua Fighter”.

Ognuno dei quattro tasti del joystick ha una funzione diversa: triangolo – attacchi verticali, quadrato – attacchi orizzontali, cerchio – calci, croce – parate. Parlando con il giusto tempismo, è possibile eseguire una parata a effetto e destabilizzare l’avversario per qualche secondo, così da poter contraccare. Ovviamente è possibile effettuare anche delle prese, utili anche per lanciare il nemico fuori dal ring. Ovviamente, se paragonati ai comandi dei giochi più recenti, quelli di “Soul Blade” sono molto legnosi, ma ci si diverte un sacco comunque. A mio modesto parere, questo gioco (come i successivi capitoli, del resto) non è affatto invecchiato male, anzi sa essere ancora godibile. 

Oltre alla barra della salute, il personaggio è provvisto di una barra dedicata all’arma. Ogni colpo parato diminuisce tale barra. Al suo esaurimento, il personaggio perde il proprio strumento e si ritrova costretto a combattere a mani nude. Questa situazione bisogna evitarla a tutti i costi, soprattutto quando ci si trova nei livelli finali.

Le armi sono molto interessanti e azzeccatissime con i personaggi: possiamo usare katane, kunai, spade e scudi, lame particolari, spade giganti, nunchaku e lame cinesi. 

Oltre alle già citate modalità arcade e Edge Master, si può giocare contro un avversario (versus), a squadre con un massimo di 5 combattenti per team, si può fare allenamento e si possono osservare le armi conquistare durante la modalità Edge Master; ogni arma ha dei parametri diversi e possono essere usate anche in modalità arcade.


La grafica, per essere del 1995, è davvero buona. I visi dei personaggi sono resi bene e si muovono in sincrono con il doppiaggio (in altri giochi il personaggio pareva un ventriloquo professionista). Ogni guerriero è ben differenziato in tema di colori e fisicità dagli altri e anche le arene hanno una propria identità. Come già menzionato, SoulEdge è un boss davvero inquietante. Sia lui che Devil e Ogre di “Tekken” sono causa di alcuni miei traumi videoludici infantili. Maledetti.

La colonna sonora è letteralmente epica. Sin dalla schermata di selezione personaggio, veniamo travolti da melodie energiche e coinvolgenti. Sembra di stare a vedere un kolossal degli anni ’40. L’ opening è stupenda. 

Il doppiaggio dei personaggi è molto carino.


“Soul Blade” ha portato una ventata di aria fresca nel mondo dei picchiaduro, tra storia, gameplay e personaggi iconici. Infatti fino a oggi sono usciti molti sequel, anche se non tutti meravigliosi (a mio parere, dopo il terzo Soulcalibur c’è stato un calo di qualità generale, anche se la grafica è sempre più bella).

“The legend will never die”.

RedNerd Andrea

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